CON OCCHI RISORTI

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 Messaggio dell’Arcivescovo

in occasione della Pasqua 2008

 

«Mio Signore e mio Dio»! (Gv 20,28).

E’ il grido del mattino di Pasqua, il grido di Tommaso che vede Gesù Risorto.

E’ il grido che ascoltiamo dalla Parola, che si è trasmesso attraverso la Parola. Il grido al quale tutta la Parola arriva. Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. E vana la predicazione: perché ormai morta sarebbe la Parola.

«Mio Signore e mio Dio»!

E’ un grido che riempie l’annuncio, che compie di Vita la stessa Parola. Nel mattino di Pasqua, anche le parole sembrano nuove, perché il Verbo di Dio, sulla Croce, ha trasformato la Parola.

«La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1 Cor 1, 18). Sulla Croce, dunque, la Parola acquista tutta la sua vera potenza: sulla Croce di Cristo, sulla nostra croce. E’ una potenza salvifica, è una potenza d’amore, e’ una potenza d’unione. Mai, come quando siamo sulla croce, anche noi parliamo lo stesso linguaggio del Dio fatto Uomo.

Ma la Parola, sulla Croce, non è annullata, vinta, uccisa. E’ trasformata, trasfigurata, glorificata. La Parola della Croce non è l’ultima: la stessa Parola risorge in una Parola Nuova.

Sì: il Verbo della Vita non può morire!

Sembrano gridarlo al nostro cuore, a volte turbato, anche le tanti morti innocenti che continuano ad insanguinare il mondo; il nostro pensiero e la nostra preghiera non possono non andare, in questo momento, alla tragica morte di Monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei: un uomo che ha speso la sua vita per il dialogo, la pace e la riconciliazione e che è stato sequestrato e ucciso in Iraq, giungendo così al dono totale della propria vita.

«Mio Signore e mio Dio»... Questa Parola, ancora una volta in questa Pasqua, scuote la nostra fede: la fede messa alla prova dalle grandi sofferenze ma anche la fede quotidiana, la fede che ci accompagna nel cammino della vita e ne illumina le scelte semplici e reali.

Come ascoltarla, questa Parola, e come annunciarla? Come, cioè, riconoscere il Risorto?

Dobbiamo risorgere anche noi, questa è la via: devono “risorgere i nostri occhi”.

La Parola del Risorto non si può solo ascoltare, si deve vedere, toccare... L’apostolo Tommaso, nella sua apparente incredulità, aveva capito una cosa stupenda: che l’incontro con il Risorto deve metterci in rapporto totale con Lui. Deve essere un incontro personale, un incontro che ci fa vedere e toccare, oltre le ferite dei chiodi, la grandezza dell’amore.

Devono risorgere, i nostri occhi, per vedere la luce dove ci sono state le tenebre, il perdono dove c’è stato l’odio, la speranza dove c’è stato il dolore, la vita dove c’è stata la morte.

Devono risorgere, i nostri occhi: ma chi ha contemplato la Croce di Cristo, chi ha tenuto lo sguardo fermo su Lui innalzato da terra… sta già guardando in alto e sta ascoltando, oltre il silenzio della Croce, il Verbo della Vita, il grido dell’Amore.

RispondiamoGli: «mio Signore e mio Dio»!

Così sia.

 

Vi benedico tutti e Buona Pasqua di cuore.

 

Rossano, 23 marzo 2008.

                            Santo Marcianò