arcidiocesi di Rossano Cariati

   Arcidiocesi di Rossano Cariati

 

 

OMELIA DI S. Ecc. Mons. Santo Marcianò

nella giornata mondiale della pace

 

1 gennaio 2007

 

 Omelie prec

Omelia di Natale di S.E il Vescovo

gli auguri di S.E il vescovo

 

Carissimi fratelli e sorelle,

un Nuovo Anno ci viene consegnato oggi dal Signore del tempo. Un nuovo inizio che molti festeggiano fra rumori, schiamazzi, stordimenti… ma che noi cristiani affidiamo a Maria, oggi invocata Madre di Dio.

Sì: perché ad ogni inizio c’è una madre! All’inizio della nostra vita, della Vita umana del Figlio di Dio; all’inizio della vita della Chiesa. E, nella Chiesa, Ella ci aiuta in modo mirabile a sentirci figli: «noi siamo figli», ci ha ricordato S. Paolo nella II Lettura (Gal 4, 6 – 7).

E’ per questo che la Chiesa oggi si volge a Lei, alla tenerezza forte della Sua Maternità: per fugare i dubbi e i timori sull’avvenire degli uomini. A Lei si affida tutta la Chiesa: e tutti noi, che siamo Chiesa, ci affidiamo a Lei perché ci aiuti in questo nuovo inizio. Affidiamo a Lei le nostre singole vite; la vita della nostra Diocesi, della Calabria, di tutto il mondo; delle nazioni e dei popoli, di ogni uomo. Affidiamo a Lei quel dono dell’umana convivenza che ha il nome di “Pace”.

Per una felice intuizione del Papa Paolo VI, la Chiesa celebra e invoca la pace per il mondo in questo primo giorno dell’Anno. La invoca da Maria, Regina della Pace, che, come ogni madre, “non ha pace” finché non vede la pace trionfare tra i suoi figli. E chiede che Ella la invochi dal Suo Figlio Gesù, Principe della pace, Colui che è la nostra pace.

Ma come definirla la pace?

La paura dinanzi all’avvenire che ci coglie all’inizio di quest’anno, pur se accompagnata dalla speranza, è – non possiamo negarlo – generata anche da quel clima di guerra, violenza e terrore che invade e pervade il nostro pianeta. Nel suo Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale della Pace[1], che vogliamo brevemente commentare, è lo stesso Pontefice a riconoscerlo: «Purtroppo – egli scrive – ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità» (n. 15). Ma noi sappiamo che quanto più queste ombre s’infittiscono tanto più la pace appare necessaria. E «la pace – afferma ancora il Papa – è insieme un dono e un compito» (n. 3).

Quell’invocazione che oggi, assieme a tutta la Chiesa, rivolgiamo al Principe della Pace «impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell’uomo dal divino suo Creatore» (n. 3).

Parlandoci di questa “grammatica”, Benedetto XVI ci fa intendere che la pace ha delle regole da osservare: e, se esistono le regole, è perché c’è un ordine da rispettare. Ma la pace ha anche un “cuore”: e questo «cuore» è «la persona umana»! «Rispettando la persona si promuove la pace e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale». E’ questo il tema del Messaggio, scritto «proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli» (n. 1). Uno splendido sguardo al bambino, che anche il Vangelo di oggi ci aiuta ancora a contemplare.

 

La grammatica della pace

L’idea della pace ci riporta all’idea della giustizia. Infatti, «una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo» (n. 12). Si tratta di diritti fondamentali che nel 1948, proprio alla fine del II Conflitto Mondiale e dopo gli orrori del nazismo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha sentito il bisogno di indicare tramite una Dichiarazione Universale: «un impegno morale, assunto dall’umanità intera» (n. 13), che gli stati sono tenuti a rispettare anche in caso di guerra.

Ci è naturale pensare a tali diritti pensando alla pace; e anche il Papa lo fa. Egli osserva come essi siano spesso disattesi (si veda, ad esempio, l’attuale conflitto in Libano); considera che l’esplodere di «inedite modalità di violenza», derivanti soprattutto dal terrorismo, esige «la necessità di darsi delle regole più chiare»; esterna la sua «grande inquietudine» per «la volontà, manifestata di recente da alcuni stati, di dotarsi di armi nucleari ed esorta a «perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento» (n. 15).

 

Il diritto alla vita, fondamento dei diritti umani

Ma un fondamento, in realtà, precede tutti i diritti: «il diritto alla vita e alla libertà religiosa». «Il rispetto della vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità» (n. 4). Pensiamoci bene: quale altro diritto può essere più determinante di questo? Se si nega il diritto alla vita tutti gli altri diritti umani verranno consequenzialmente impediti.

E se è vero che ad ogni diritto è collegato un dovere, ne deriva - come già scriveva il Beato Giovanni XXIII - che «il diritto, ad esempio, di ogni essere umano all’esistenza è collegato con il suo dovere di conservarsi in vita»[2]. Si tratta, cioè, di riaffermare con forza il principio dell’indisponibilità della persona umana; principio che, peraltro, sembra essere sottolineato proprio dal «diritto alla libertà religiosa» che «pone l’essere umano in rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all’arbitrio dell’uomo» (n. 4).

Ed anche qui la riaffermazione dei diritti va di pari passo con la denuncia della loro violazione: il Papa non può fare a meno di levare la voce contro le persecuzioni e le intolleranze, tanto dei «regimi che impongono a tutti un’unica religione» quanto degli «indifferenti», che «alimentano non una persecuzione violenta ma un sistematico dileggio culturale» (n. 5). E non può, il Pontefice, non denunciare tutte le gravi violazioni del diritto alla vita, «lo scempio che della vita si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall’eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?». Come non rendersi conto che pratiche quali «l’aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace»? (n. 5).

 

La pace, dono del Creatore

La pace nasce nell’accoglienza: ecco perché le parole di questo Messaggio non riguardano solo i responsabili internazionali, ma interpellano ciascuno di noi nel vivo dell’agire quotidiano.

La pace nasce dall’accoglienza dell’altro, certamente. Ma anche dall’accoglienza di un “ordine” che ci precede: «la trascendente “grammatica”, vale a dire l’insieme di regole dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio» (n. 3).

Occorre ammettere che nessun essere umano può avere la capacità – e quindi il diritto – di stabilire l’ordine dell’universo senza il rischio di un suo stravolgimento. L’uomo non può sostituirsi al Creatore! E’ per questo che – come ancora scriveva Papa Giovanni all’inizio della sua ultima Enciclica - «la pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio»[3].

Lo dice chiaro, ad esempio, la necessità, di cui tutti facciamo esperienza, di rispettare l’ecologia dell’ambiente. Ma non si può non riconoscere che l’ordine, il progetto di Dio, è impresso ancor più profondamente dentro la stessa «struttura naturale e morale» dell’uomo; bisogna, cioè, porre «accanto all’ecologia della natura» «un’ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un’ecologia sociale» (n. 8).

Ecco, dunque, che il grande tema della difesa dei diritti umani, l’immensa sfida della custodia dell’universo creato, riporta tutto il messaggio al suo cuore: la persona umana.

 

La persona umana, cuore della pace

E’ all’essere umano che è affidato il compito di «maturare se stesso nella capacità di amare e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace» (n. 2). Può farlo perché, «creato ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi, di entrare in comunione con altre persone» e in «alleanza con il Creatore» (n. 2).

Ma può farlo solo se si riconosce creato ad immagine di Dio ed intravede, nell’ordine che il Creatore ha scolpito in lui[4], «una chiamata a realizzare fedelmente l’universale progetto divino iscritto nella natura dell’essere umano» (n. 3). Si colloca qui quel grande tema del rispetto della «legge naturale», quella “grammatica” che l’essere umano apprende per saper leggere e rispettare la propria ed altrui dignità.

E’ una vera e propria “antropologia della pace” quella che Benedetto XVI ci indica all’inizio di questo nuovo Anno. E, se essa richiede una «essenziale uguaglianza tra le persone umane» (n. 6), una reale «considerazione per la condizione femminile» (n. 7), lancia tuttavia il chiaro allarme del pericolo di «visioni riduttive dell’uomo».

«Non si può ammettere – grida il Papa - che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all’insofferenza verso i propri simili ed al ricorso della violenza nei loro confronti» (n. 10). «Oggi, però, - egli ci avverte - la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell’uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche – ecco un punto per noi cruciale – dall’indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo… Una visione “debole” della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace» (n. 11).

Con questo Messaggio, dunque, il Pontefice ci riporta ad un ”umanesimo integrale”: al mistero dell’uomo nella sua unitotalità di corpo e spirito. Di tutto l’uomo, nella sua grandezza ma anche nella sua debolezza di creatura: che invoca un Salvatore che la conduca a realizzare se stessa, accogliendo nella libertà il dono che Dio ha pensato per lei. «La pace è dono di Dio… E’ una caratteristica dell’agire divino – come è bella e consolante questa definizione ! – che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato» (3).

 

L’uomo al centro

Carissimi fratelli e sorelle: iniziamo questo Nuovo Anno ripartendo dall’uomo e dalla sua dignità; dalla verità sull’uomo che sgorga come limpida sorgente dalla Bellezza di Dio. Nella mia Lettera Pastorale l’avevo già chiesto esplicitamente alla Diocesi: che la “centralità dell’uomo” possa diventare «la “misura” del nostro impegno di evangelizzazione, catechesi e carità, della speranza che annunciamo» (p. 39).

«Una pace vera e stabile – lo abbiamo detto – presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona – si chiede Benedetto XVI – come non ne risulteranno anch’essi indeboliti?». Dinanzi ad una «concezione relativistica della persona», infatti, «i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo» (n. 12).

Pensiamoci bene: la rivendicazione di alcuni cosiddetti “diritti” finisce per ledere, piuttosto che affermarla, la stessa dignità della persona umana! E ciò accade anche quando non si consideri che «i diritti dell’uomo implicano a suo carico anche dei doveri» (n. 12).

Sì, una visione debole della persona è anche quella che le toglie la capacità di assumersi impegni e responsabilità; ed è quella che illude l’uomo di avere su stesso e sul mondo un potere senza limiti. «La pace – invece – ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è» (n. 4).

Per far questo, occorre riconoscere che l’uomo non stabilisce da sé i propri diritti ma li riconosce, accogliendo il dono e il compito della propria umanità. «Solo se radicati in oggettive istanze della natura donata all’uomo dal suo Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di smentita» (n. 12).

Carissimi fratelli e sorelle, abbiamo “bisogno di Dio” per crescere nella pace!

Abbiamo bisogno di riconoscere la Presenza, il Mistero e l’Amore del Creatore che ha fatto l’universo e ha fatto anche l’uomo. E che, nell’uomo, non ha svelato solo il Suo Progetto ma anche il Suo stesso Essere: «Dio è amore» (1 Gv 4, 8) e «la vocazione più grande di ogni persona è l’amore. In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace» (n. 16).

L’amore è, dunque, quell’”ordine” che siamo chiamati a rispettare per promuovere la giustizia e la pace. Quell’”ordine” impresso da Dio nell’universo creato e nell’intimo della natura e dell’uomo e del suo cuore. Quell’”ordine” che motiva, sostiene e spinge il cristiano ad essere «infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è “segno e tutela della trascendenza della persona umana”» (n. 16).

Sì, carissimi; la Chiesa deve ricordare all’uomo che il suo destino è l’eternità! E che quest’uomo, «amato di amore eterno» (cfr Ger 31, 3), è il cuore della pace perché è da sempre, e per sempre, nel Cuore di Dio.

Maria,

Tu che hai portato Dio nel Tuo Cuore e nel Tuo Grembo di Madre,

aiutaci a crescere in questa certezza.

Così sia!

E Buon Anno nella pace.


 

[1] Benedetto XVI, La persona umana cuore della pace. Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2007

[2] Giovanni XXIII, Lettera Enciclica Pacem in Terris, 14

[3] Ibidem, 1

 

 
 

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