un Nuovo Anno ci viene
consegnato oggi dal Signore del tempo. Un nuovo
inizio che molti festeggiano fra rumori, schiamazzi,
stordimenti… ma che noi cristiani affidiamo a Maria,
oggi invocata Madre di Dio.
Sì: perché ad ogni inizio c’è
una madre! All’inizio della nostra vita, della Vita
umana del Figlio di Dio; all’inizio della vita della
Chiesa. E, nella Chiesa, Ella ci aiuta in modo
mirabile a sentirci figli: «noi siamo figli»,
ci ha ricordato S. Paolo nella II Lettura (Gal 4, 6
– 7).
E’ per questo che la Chiesa oggi si volge a Lei,
alla tenerezza forte della Sua Maternità: per fugare
i dubbi e i timori sull’avvenire degli uomini. A Lei
si affida tutta la Chiesa: e tutti noi, che siamo
Chiesa, ci affidiamo a Lei perché ci aiuti in questo
nuovo inizio. Affidiamo a Lei le nostre singole
vite; la vita della nostra Diocesi, della Calabria,
di tutto il mondo; delle nazioni e dei popoli, di
ogni uomo. Affidiamo a Lei quel dono dell’umana
convivenza che ha il nome di “Pace”.
Per una felice intuizione del
Papa Paolo VI, la Chiesa celebra e invoca la pace
per il mondo in questo primo giorno dell’Anno. La
invoca da Maria, Regina della Pace, che, come ogni
madre, “non ha pace” finché non vede la pace
trionfare tra i suoi figli. E chiede che Ella la
invochi dal Suo Figlio Gesù, Principe della pace,
Colui che è la nostra pace.
Ma come definirla la pace?
La paura dinanzi all’avvenire
che ci coglie all’inizio di quest’anno, pur se
accompagnata dalla speranza, è – non possiamo
negarlo – generata anche da quel clima di guerra,
violenza e terrore che invade e pervade il nostro
pianeta. Nel suo Messaggio per l’odierna Giornata
Mondiale della Pace,
che vogliamo brevemente commentare, è lo stesso
Pontefice a riconoscerlo: «Purtroppo – egli scrive –
ombre minacciose continuano ad addensarsi
all’orizzonte dell’umanità» (n. 15). Ma noi sappiamo
che quanto più queste ombre s’infittiscono tanto più
la pace appare necessaria. E «la pace – afferma
ancora il Papa – è insieme un dono e un compito» (n.
3).
Quell’invocazione che oggi,
assieme a tutta la Chiesa, rivolgiamo al Principe
della Pace «impegna ciascuno ad una risposta
personale coerente col piano divino. Il criterio cui
deve ispirarsi tale risposta non può che essere il
rispetto della “grammatica” scritta nel cuore
dell’uomo dal divino suo Creatore» (n. 3).
Parlandoci di questa
“grammatica”, Benedetto XVI ci fa intendere che la
pace ha delle regole da osservare: e, se
esistono le regole, è perché c’è un ordine da
rispettare. Ma la pace ha anche un “cuore”: e
questo «cuore» è «la persona umana»! «Rispettando la
persona si promuove la pace e costruendo la pace si
pongono le premesse per un autentico umanesimo
integrale». E’ questo il tema del Messaggio, scritto
«proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli
il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e
dalla cattiveria di adulti senza scrupoli» (n. 1).
Uno splendido sguardo al bambino, che anche il
Vangelo di oggi ci aiuta ancora a contemplare.
La grammatica della pace
L’idea della pace ci riporta
all’idea della giustizia. Infatti, «una pace vera e
stabile presuppone il rispetto dei diritti
dell’uomo» (n. 12). Si tratta di diritti
fondamentali che nel 1948, proprio alla fine del II
Conflitto Mondiale e dopo gli orrori del nazismo,
l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha sentito il
bisogno di indicare tramite una Dichiarazione
Universale: «un impegno morale, assunto dall’umanità
intera» (n. 13), che gli stati sono tenuti a
rispettare anche in caso di guerra.
Ci è naturale pensare a tali
diritti pensando alla pace; e anche il Papa lo fa.
Egli osserva come essi siano spesso disattesi (si
veda, ad esempio, l’attuale conflitto in Libano);
considera che l’esplodere di «inedite modalità di
violenza», derivanti soprattutto dal terrorismo,
esige «la necessità di darsi delle regole più
chiare»; esterna la sua «grande inquietudine» per
«la volontà, manifestata di recente da alcuni stati,
di dotarsi di armi nucleari ed esorta a «perseguire
con determinazione la loro diminuzione e il loro
definitivo smantellamento» (n. 15).
Il diritto alla vita, fondamento dei diritti
umani
Ma un fondamento, in realtà,
precede tutti i diritti: «il diritto alla vita e
alla libertà religiosa». «Il rispetto della vita in
ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva
importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non
ha la completa disponibilità» (n. 4). Pensiamoci
bene: quale altro diritto può essere più
determinante di questo? Se si nega il diritto alla
vita tutti gli altri diritti umani verranno
consequenzialmente impediti.
E se è vero che ad ogni diritto
è collegato un dovere, ne deriva - come già scriveva
il Beato Giovanni XXIII - che «il diritto, ad
esempio, di ogni essere umano all’esistenza è
collegato con il suo dovere di conservarsi in vita».
Si tratta, cioè, di riaffermare con forza il
principio dell’indisponibilità della persona
umana; principio che, peraltro, sembra essere
sottolineato proprio dal «diritto alla libertà
religiosa» che «pone l’essere umano in rapporto con
un Principio trascendente che lo sottrae
all’arbitrio dell’uomo» (n. 4).
Ed anche qui la riaffermazione
dei diritti va di pari passo con la denuncia della
loro violazione: il Papa non può fare a meno di
levare la voce contro le persecuzioni e le
intolleranze, tanto dei «regimi che impongono a
tutti un’unica religione» quanto degli
«indifferenti», che «alimentano non una persecuzione
violenta ma un sistematico dileggio culturale» (n.
5). E non può, il Pontefice, non denunciare tutte le
gravi violazioni del diritto alla vita, «lo scempio
che della vita si fa nella nostra società: accanto
alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e
di svariate forme di violenza, ci sono le morti
silenziose provocate dalla fame, dall’aborto, dalla
sperimentazione sugli embrioni e dall’eutanasia.
Come non vedere in tutto questo un attentato alla
pace?». Come non rendersi conto che pratiche quali
«l’aborto e la sperimentazione sugli embrioni
costituiscono la diretta negazione
dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che
è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di
pace»? (n. 5).
La pace, dono del Creatore
La pace nasce nell’accoglienza:
ecco perché le parole di questo Messaggio non
riguardano solo i responsabili internazionali, ma
interpellano ciascuno di noi nel vivo dell’agire
quotidiano.
La pace nasce
dall’accoglienza dell’altro, certamente. Ma anche
dall’accoglienza di un “ordine” che ci precede:
«la trascendente “grammatica”, vale a dire l’insieme
di regole dell’agire individuale e del reciproco
rapportarsi delle persone secondo giustizia e
solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali
si rispecchia il progetto sapiente di Dio» (n. 3).
Occorre ammettere che nessun
essere umano può avere la capacità – e quindi il
diritto – di stabilire l’ordine dell’universo senza
il rischio di un suo stravolgimento. L’uomo non può
sostituirsi al Creatore! E’ per questo che – come
ancora scriveva Papa Giovanni all’inizio della sua
ultima Enciclica - «la pace in terra, anelito
profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può
venire instaurata e consolidata solo nel pieno
rispetto dell’ordine stabilito da Dio».
Lo dice chiaro, ad esempio, la
necessità, di cui tutti facciamo esperienza, di
rispettare l’ecologia dell’ambiente. Ma non si può
non riconoscere che l’ordine, il progetto di Dio, è
impresso ancor più profondamente dentro la stessa
«struttura naturale e morale» dell’uomo; bisogna,
cioè, porre «accanto all’ecologia della natura»
«un’ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a
sua volta richiede un’ecologia sociale» (n. 8).
Ecco, dunque, che il grande
tema della difesa dei diritti umani, l’immensa sfida
della custodia dell’universo creato, riporta tutto
il messaggio al suo cuore: la persona umana.
La persona umana, cuore della pace
E’ all’essere umano che è
affidato il compito di «maturare se stesso nella
capacità di amare e di far progredire il mondo,
rinnovandolo nella giustizia e nella pace» (n. 2).
Può farlo perché, «creato ad immagine di Dio,
l’individuo umano ha la dignità di persona; non è
soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di
conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi,
di entrare in comunione con altre persone» e in
«alleanza con il Creatore» (n. 2).
Ma può farlo solo se si
riconosce creato ad immagine di Dio ed intravede,
nell’ordine che il Creatore ha scolpito in lui,
«una chiamata a realizzare fedelmente l’universale
progetto divino iscritto nella natura dell’essere
umano» (n. 3). Si colloca qui quel grande tema del
rispetto della «legge naturale», quella “grammatica”
che l’essere umano apprende per saper leggere e
rispettare la propria ed altrui dignità.
E’ una vera e propria
“antropologia della pace” quella che Benedetto XVI
ci indica all’inizio di questo nuovo Anno. E, se
essa richiede una «essenziale uguaglianza tra le
persone umane» (n. 6), una reale «considerazione per
la condizione femminile» (n. 7), lancia tuttavia il
chiaro allarme del pericolo di «visioni riduttive
dell’uomo».
«Non si può ammettere – grida
il Papa - che vengano coltivate concezioni
antropologiche che rechino in se stesse il germe
della contrapposizione e della violenza. Ugualmente
inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino
all’insofferenza verso i propri simili ed al ricorso
della violenza nei loro confronti» (n. 10). «Oggi,
però, - egli ci avverte - la pace non è messa in
questione solo dal conflitto tra le visioni
riduttive dell’uomo, ossia tra le ideologie. Lo è
anche – ecco un punto per noi cruciale –
dall’indifferenza per ciò che costituisce la vera
natura dell’uomo… Una visione “debole” della
persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica
concezione, solo apparentemente favorisce la pace»
(n. 11).
Con questo Messaggio, dunque,
il Pontefice ci riporta ad un ”umanesimo integrale”:
al mistero dell’uomo nella sua unitotalità di corpo
e spirito. Di tutto l’uomo, nella sua grandezza ma
anche nella sua debolezza di creatura: che invoca un
Salvatore che la conduca a realizzare se stessa,
accogliendo nella libertà il dono che Dio ha pensato
per lei. «La pace è dono di Dio… E’ una
caratteristica dell’agire divino – come è bella
e consolante questa definizione ! – che si manifesta
sia nella creazione di un universo ordinato e
armonioso come anche nella redenzione dell’umanità
bisognosa di essere recuperata dal disordine del
peccato» (3).
L’uomo al centro
Carissimi fratelli e sorelle:
iniziamo questo Nuovo Anno ripartendo dall’uomo e
dalla sua dignità; dalla verità sull’uomo che sgorga
come limpida sorgente dalla Bellezza di Dio. Nella
mia Lettera Pastorale l’avevo già chiesto
esplicitamente alla Diocesi: che la “centralità
dell’uomo” possa diventare «la “misura” del nostro
impegno di evangelizzazione, catechesi e carità,
della speranza che annunciamo» (p. 39).
«Una pace vera e stabile – lo
abbiamo detto – presuppone il rispetto dei diritti
dell’uomo. Se però questi diritti si fondano su una
concezione debole della persona – si chiede
Benedetto XVI – come non ne risulteranno anch’essi
indeboliti?». Dinanzi ad una «concezione
relativistica della persona», infatti, «i diritti
vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che
per essi si adduce è solo relativo» (n. 12).
Pensiamoci bene: la
rivendicazione di alcuni cosiddetti “diritti”
finisce per ledere, piuttosto che affermarla, la
stessa dignità della persona umana! E ciò accade
anche quando non si consideri che «i diritti
dell’uomo implicano a suo carico anche dei doveri»
(n. 12).
Sì, una visione debole della
persona è anche quella che le toglie la capacità di
assumersi impegni e responsabilità; ed è quella che
illude l’uomo di avere su stesso e sul mondo un
potere senza limiti. «La pace – invece – ha bisogno
che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è
disponibile e ciò che non lo è» (n. 4).
Per far questo, occorre
riconoscere che l’uomo non stabilisce da sé i propri
diritti ma li riconosce, accogliendo il dono e il
compito della propria umanità. «Solo se radicati in
oggettive istanze della natura donata all’uomo dal
suo Creatore, i diritti a lui attribuiti possono
essere affermati senza timore di smentita» (n. 12).
Carissimi fratelli e sorelle,
abbiamo “bisogno di Dio” per crescere nella pace!
Abbiamo bisogno di
riconoscere la Presenza, il Mistero e l’Amore del
Creatore che ha fatto l’universo e ha fatto anche
l’uomo. E che, nell’uomo, non ha svelato solo il
Suo Progetto ma anche il Suo stesso Essere: «Dio è
amore» (1 Gv 4, 8) e «la vocazione più grande di
ogni persona è l’amore. In Cristo noi possiamo
trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini
della dignità umana e coraggiosi costruttori di
pace» (n. 16).
L’amore è, dunque,
quell’”ordine” che siamo chiamati a rispettare per
promuovere la giustizia e la pace. Quell’”ordine”
impresso da Dio nell’universo creato e nell’intimo
della natura e dell’uomo e del suo cuore.
Quell’”ordine” che motiva, sostiene e spinge il
cristiano ad essere «infaticabile operatore di pace
e strenuo difensore della dignità della persona
umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al
Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua
Chiesa che, nel mondo, è “segno e tutela della
trascendenza della persona umana”» (n. 16).
Sì, carissimi; la Chiesa deve
ricordare all’uomo che il suo destino è l’eternità!
E che quest’uomo, «amato di amore eterno» (cfr Ger
31, 3), è il cuore della pace perché è da sempre, e
per sempre, nel Cuore di Dio.
Maria,
Tu che hai portato Dio nel Tuo
Cuore e nel Tuo Grembo di Madre,
aiutaci a crescere in questa
certezza.
Così sia!
E Buon Anno nella pace.